martedì 4 giugno 2013

Gli incubi di Joel Peter Witkin

Si racconta che Joel Peter Witkin, quando era ancora un ragazzo, abbia assistito ad un evento estremamente drammatico. Un incidente d’auto nel quale rimase decapitata una bambina. Vedendo le sue opere non è difficile capire quanto quell’evento abbia inciso sul suo modo di creare e come non sia mai riuscito ad esorcizzare quei fantasmi. La fotografia come terapia. Un modo per allontanare da sè i suoi peggiori incubi. A Firenze, al Museo Alinari, fino al 23 giugno è possibile entrare nel mondo visionario e surreale di questo artista statunitense. La mostra è sconsigliata, dallo stesso museo, ai minori e alle persone sensibili. I soggetti delle 55 opere esposte, per nulla rassicuranti, sono storpi, mostri, nani e figure deformi. Un viaggio tra visioni del subconscio, spinte erotiche e nichiliste. Un'umanità, quella messa in scena da Witkin, che cerchiamo di rimuovere dalla nostra esperienza quotidiana. Non si tratta di semplice fotografia. Siamo di fronte ad una partitura fatta di segni, di significati e significanti da decifrare. Di continui riferimenti alla storia dell’arte. Le opere sono realizzate senza l’uso del digitale, manipolate per mezzo di collage, graffi, lacerazioni e interventi pittorici. Alla recente asta di aprile, da Phillips De Pury, una sua fotografia, particolarmente raccapricciante, è stata aggiudicata per circa 10 mila euro.  Si tratta di uno still life di una testa di una donna morta  e di una scimmia (face of woman – 2004).

venerdì 24 maggio 2013

I grandi vuoti di Candida Höfer

“Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente?”.  Così Nanni Moretti si interrogava nel film Ecce Bombo. Di certo l’assenza dell’uomo dalle immagini di Candida Höfer non passa inosservata. Sono luoghi, quelli rappresentati dall’artista tedesca, in genere brulicanti di persone. Fa effetto vederli, nelle foto di grandi dimensioni, nella loro solitudine. Ci possiamo così concentrare sulla loro oggettività, sui dettagli. Seguire le forme e le linee racchiuse nello spazio dell’inquadratura scelto dalla fotografa. Candida Höfer esplora così la bellezza di questi luoghi spesso austeri, resi ancora più monumentali dalla scelta della prospettiva, del punto di vista. Cresciuta nella ormai storica Scuola di Düsseldorf,  insieme a  Struth, Gursky e Ruff,  ha quotazioni di mercato, in un certo senso, ancora accessibili. Con circa 50/60 mila euro è possibile acquistare le opere della sua serie dedicata ai tesori architettonici del nord Italia. I prezzi delle sue fotografie, negli ultimi anni, hanno avuto una crescita costante. Quasi un bene rifugio, per chi guarda all’arte come ad un semplice investimento finanziario. Sicuramente meglio di un titolo di stato.

giovedì 16 maggio 2013

Un pomeriggio particolare - Ghirri e Life (seconda parte)

Pochi passi e dal mondo intimo di Ghirri, mi ritrovo in quello dei fotografi della rivista Life. “Vedere la vita, vedere il mondo”, questa era la missione dei reporter di questa storica testata. Lo stacco è notevole, forse lo avevo sottovalutato. Ci vuole qualche minuto per poter inquadrare il lavoro di questi fotografi che hanno narrato la grande storia. Occorre lasciarsi alle spalle il silenzio delle immagini di Ghirri per riuscire a vedere nel giusto modo queste fotografie. Qui l’immagine è fatta, per una grossa percentuale, dal soggetto. L’autore è un semplice testimone. E’ il reportage come si interpretava in quegli anni, molto prima della rete e dei social network. Grande professionalità e immagini funzionali alla missione della rivista. Foto particolarmente efficicaci quando documentano l’orrore della guerra e dei campi di concentramento nazisti. Emblematiche, come quelle dei marines che innalzano la bandiera americana di Joe Rosenthal  o evocative come quelle del D-Day ad Omaha Beach, realizzate da Capa. Nella mostra trovano spazio naturalmente anche temi  meno drammatici come la moda e l’attualità. Le foto della mostra sono tutte rigorosamente in bianco e nero. Uno sguardo occidentale sul mondo e sui suoi protagonisti. Anche i soggetti comuni appaiono ritratti in modo didascalico, in ossequio allo stile documentaristico. Esco dalla mostra e torno rapidamente al parcheggio dove avevo lasciato la macchina. Sul sedile il catalogo della mostra di Luigi Ghirri che avevo acquistato in precedenza. Lo sfoglio emozionato prima di mettere in moto. Forse ho sbagliato a vedere queste due mostre nello stesso giorno.

martedì 7 maggio 2013

Un pomeriggio particolare - Ghirri e Life (prima parte)

Chi conosce Roma sa bene che il Maxxi e l’Auditorium Parco della Musica, oltre ad essere tra i pochi luoghi del contemporaneo della capitale, sono divisi da poche centinaia di metri. Una distanza minima che separa due mostre, due mondi direi agli antipodi. Luigi Ghirri al MAXXI e i fotografi di LIFE all’Auditorium.  Per niente spaventato da questo contrasto visivo, decido di visitare in un solo pomeriggio le due esposizioni Prima tappa Luigi Ghirri  “Pensare per immagini” . Le fotografie di Luigi Ghirri riescono come poche, a trascinarmi in una poetica della visione, in un silenzio contemplativo totale. Il luogo della mostra non ha bisogno di commenti ed è una degna cornice per questo autore ormai accettato a pieno diritto nell’arte contemporanea. Le 300 opere di piccole dimensioni, specie se raffrontate al gigantismo, a volte ostentato, delle opere fotografiche dei nostri giorni, si trovano al secondo piano dell’edificio progettato dall’iraniana  Zaha Hadid. Subito ci si trova immersi in un mondo fatto di piccole cose: oggetti, paesaggi, riproduzioni, architetture.  Alle immagini di Ghirri occorre avvicinarsi, ascoltarle, sentire la loro suggestione. Una dimensione intima, una fruizione silenziosa. I colori retrò delle stampe vintage sono un salto nel tempo, ai ricordi resi sempre più gradevoli dalla preziosa patina del rimpianto. Siamo lontani anni luce dalla bulimia fotografica di internet e dei social network. Icone, paesaggi, architetture sono le tre sezioni in cui è divisa l’esposizione. Il filo comune che lega tutte le immagini è la sottrazione, la semplificazione. Quella del fotografo di Scandiano è una continua diminuzione, l’addizione non è presente nelle sue formule, non è presente nelle sue opere. Un continuo tentativo di avvicinarsi ad un “grado zero” dell’immagine,  ad una forma comunicativa il più possibile semplice. In alcune bacheche sono esposti i libri fotografici realizzati nel corso degli anni. La forma del libro è sempre stata congeniale a questo autore. Nella sua vita Ghirri è stato anche editore e curatore. Una vita spesa ad indicare con passione e coerenza il suo credo fotografico fatto di soggetti prossimi al nostro campo visivo abituale, le cose di tutti i giorni che scompaiono ai nostri occhi traditi dalla superficialità e dal non saper vedere il bello del banale. Mi avvicino all’uscita della mostra sapendo di lasciare qualcosa di prezioso. Esco dalla quiete ovattata delle sale del MAXXI e sono nella luce accecante di una Roma più che mai caotica. (continua)

lunedì 29 aprile 2013

Wolfgang Tillmans - elogio della non riconoscibilità

Ha 32 anni quando, nel 2000, Wolfgang Tillmans vince il prestigioso Turner Prize. Il primo fotografo non inglese al quale viene assegnato il premio dalla Tate Gallery. Affatto semplice avvicinarsi alle opere e alla sensibilità di questo artista tedesco. Nella sua produzione, inquadrature banali si alternano ad immagini di rottura dal carattere esplicitamente violento o pornografico ad altre squisitamente astratte. Vedendo le sue opere sfugge il nesso, il filo comune della sua ricerca, quella riconoscibilità a volte praticata come un mantra da molti artisti. “Sono interessato a capovolgere/ribaltare i pensieri e a mettere in dubbio conoscenze date a priori, il che certo è sovversivo, perché la cosa più difficile per tutti noi è cambiare il nostro punto di vista, o cambiare il nostro comportamento…” con questa dichiarazione Tillmans ha cercato di spiegare il suo lavoro. Negli ultimi tre anni le sue quotazioni, dopo un periodo di stabilità, sono tornate rapidamente a salire. Nel settembre dello scorso anno a New York, Phillips ha battuto una sua opera “Blautopf” per 71.000 euro. Si trattava di un lavoro composto da 10 c-print di cm. 30x40 ognuna.

venerdì 19 aprile 2013

EXPOSARE - L'incontro tra domanda e offerta

Una delle caratteristiche del web è sicuramente quella di facilitare, in tutti i campi, l'incontro tra domanda e offerta. In fondo anche facebook è un ambiente virtuale nel quale viene facilitato l'incontro tra persone con interessi simili. Probabilmente basandosi su questa considerazione, Anne Clergue, già presidente della fondzione Van Gogh, ha creato il sito EXPOSARE.  Presentato la scorsa estate ai Rencontres d'Arles, mette in contatto diretto, gli artisti che vogliono esporre le loro opere e le gallerie, le istituzioni che possono ospitare le mostre. La piattaforma, alla quale è necessario iscriversi (99 euro per gli artisti e 200 euro per le gallerie), permette di visualizzare le opere proposte con tutti i dettagli su tecnica, formati, montaggio e allestimento. L'unico vincolo è che le opere siano disponibili, già pronte per essere esposte. I contatti avvengono direttamente tra gli interessati senza l'intervento dello staff di exposare e senza richiesta di ulteriori commissioni.
Il  sito EXPOSARE

lunedì 8 aprile 2013

Le edizioni "illimitate" di William Eggleston

"Del doman non v'è certezza", scriveva Lorenzo de Medici nella "Canzona di Bacco". Così dovranno forse iniziare a pensare i collezionisti d'arte fotografica. Il mese scorso un giudice distrettuale di New York ha respinto una causa intentata da un collezionista d'arte contro William Eggleston.  Il fotografo era accusato di aver infranto la legge  con l'emissione di una nuova edizione di alcune immagini d’epoca già vendute in precedenza. Per il giudice, che ha respinto le accuse, i fotografi, possono produrre più edizioni della stessa opera, purchè, al momento della nuova emissione rendano noto quanti multipli della stessa immagine sono già stati prodotti .Jonathan Sobel, aveva acquistato più di 190 stampe dye-transfer vintage di Eggleston. L'artista ha in seguito creato nuove grandi stampe digitali di alcune di queste, vendendole, in un'asta da Christie, per  5,9 milioni dollari. Sobel ha accusato Eggleston di aver così svalutato le sue dye-transfer con la vendita di nuove stampe ai pigmenti delle opere in suo possesso. 
Non è questa una sentenza che farà bene alla credibilità del mercato della fotografia a tiratura limitata. Di fatto, con questa interpretazione, le tirature limitate possono rimanere perennemente aperte, con conseguente diluizione del valore delle stampe già acquistate.