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lunedì 4 aprile 2016

FUNZILLA FEST- Il primo festival italiano dedicato alle photozine

Si calcola che solo nel 2014 siano state caricate sulla rete circa 4 miliardi di fotografie.  Immagini smaterializzate, custodite sulla nuvola di internet,  in server dislocati nei luoghi più remoti  del nostro pianeta. Di questo sterminato ammasso di byte  una piccolissima parte conoscerà i piaceri della carta, della stampa e diverrà un vero oggetto fotografico. Il restante 99,9% non nascerà mai, finirà la sua esistenza sul cloud o in qualche hard disk polveroso.


In Francia la fotografia digitale viene chiamata “photo numérique” un termine che ben si presta a sancire la distanza che la separa da quella analogica, legata alle pellicole e ai supporti cartacei.

Esistono a dire il vero alcune sacche di resistenza, alcune nicchie per pochi eletti che ancora apprezzano inchiostri e carta, che si commuovono annusando il rassicurante odore delle pagine di un libro. Proprio a loro è diretto il FUNZILLA FEST il primo festival  italiano dedicato alle photozine , libri fotografici autoprodotti  in modo artigianale in tiratura limitata.

L’evento, nato dalla collaborazione di  alcune realtà romane legate al mondo della fotografia
 Fugazine e Monkeyphoto,  si svolgerà il 16 e 17 aprile presso la galleria Microprisma. Durante la due giorni sarà possibile sfogliare e acquistare fanzine fotografiche italiane ed estere e partecipare a workshop sulla produzione di photozine.


FUNZILLA FESTIVAL
Via Conte di Carmagnola, 74
Roma (Pigneto)

giovedì 1 ottobre 2015

Continuiamo così, facciamoci del male

Trovare nuove strade espressive e allontanarsi dalla visione comune è un esercizio assai arduo e ovviamente non alla portata di tutti. Guardando, però, i lavori di fotografi  della “middle class”, ovvero lontani dall’olimpo degli artisti affermati, ma comunque in grado di produrre ed esporre immagini valide e coerenti, sembra di trovarsi di fronte ad un immenso déjà-vu. 

Inquadrature rigidamente oggettive e ben allineate, come la scuola di Düsseldorf ci ha insegnato negli ultimi anni, colori desaturi e case, paesaggi, architetture immersi in un chiarore stereotipato. Un cliché che si ripete nelle foto appese in gallerie di medio e basso cabotaggio e sui social network, alimentato da “preset” e ”azioni” già pronte per l’uso. Un semplice click nel programma di post produzione, qualche curva o livello da impostare in pochi minuti.  

Bandite da questa candida visione  le ombre, il fuoco selettivo e il mosso appaiono argomenti desueti per il fotografo contemporaneo. Le mode fotografiche ci sono sempre state e l’immenso palcoscenico della rete contribuisce all’appiattimento e all’affermazione di un certo tipo di immagine. Un’immagine che in ogni caso sembra in grado di donare autorialità al povero fotografo senza grande ispirazione.  “Continuiamo così, facciamoci del male”, affermava  Nanni Moretti in un suo indimenticabile film. 

mercoledì 18 febbraio 2015

La più accessibile delle arti


La fotografia è la più accessibile delle arti, la più democratica. Chiunque può realizzare un'immagine fotografica, anche una scimmia. Prima ancora che oggetto artistico, la fotografia è una pratica sociale. Raramente per esprimere un'emozione o fermare un attimo che vale la pena di strappare alla fluidità del tempo, ci serviamo del disegno o della scrittura. Ancora più raro è l'utilizzo della scultura. Sono mezzi questi che necessitano di capacità manuali e intellettive di gran lunga superiori a quelle impiegate per schiacciare un tasto. Cosa può rendere allora la fotografia un'opera d'arte? Considerazioni di carattere estetico, capacità di trasmettere emozioni ? Se così fosse le opere d'arte fotografiche sarebbero milioni, una percentuale significativa dei miliardi di fotogrammi conservati in forma di sequenza binaria su server sparsi intorno al mondo. La verità è che le fotografie come e più della pittura, della scultura e delle videoinstallazioni, si trasformano in arte solo quando vivono, respirano in un ambiente artistico che le ha accettate e del quale per qualche motivo sono entrate a far parte. Per questo il fotografo che vuole imporsi nel mercato dell'arte contemporanea deve indirizzare i suoi sforzi nel difficile compito di introdursi nel giusto ambiente. I contenuti, la forma della sua arte sono secondari. Emergere nel "mare magnum" della produzione di immagini con aspirazioni artistiche è un'opportunità riservata a pochi, a coloro che nascono in quell'ambiente ristretto popolato da critici, curatori e galleristi o che sono riusciti ad entrarne a far parte, grazie a particolari doti di intelligenza sociale. Per tutti gli altri rimane la platea di internet, i facili "like" raccolti sulla rete o le mostre a pagamento in una delle sempre più numerose gallerie "affittacamere".

venerdì 14 marzo 2014

L'inconsueto familiare di Sandy Skoglund

Giorni, settimane, mesi  per realizzare una singola immagine. Le opere fotografiche di Sandy Skoglund mettono in scena un universo di fantasia che sembra ribadire, ancora una volta, come la fotografia possa regalare un mondo agli antipodi dalla realtà. Uno specchio che rimanda, più che alla riproduzione del reale, ad una rappresentazione che trova dimora e origine nella personale visione dell’artista. Una fotografia che, lungi dall’essere un semplice ”indice” di ciò che è stato, come ipotizzato da Pierce, ci mostra una finzione, una delle infinite attualizzazioni di un’idea. L’artista statunitense sembra volerci
prendere per mano ed invitarci nel suo mondo surreale, fatto di simboli ed ambientazioni spesso oniriche. Di colori, forme e monocromatismi stranianti che caratterizzano i suoi tableaux vivants. Fino all’8 giugno è possibile vedere alcune delle sue opere a Verona alla “OOOH! Gallery”. La mostra dal titolo L'inconsueto familiare - Unusually familiar è curata da Valeria Nicolis, con la direzione artistica di Mauro Fiorese.

martedì 21 gennaio 2014

Gallerie, critici, curatori, mercato.

Gallerie, critici, curatori, mercato. Questa è l'arte contemporanea, questo è il contesto nel quale deve provare a muoversi chi vuole cercare di imporre la propria visione, il proprio lavoro, la propria ricerca.  E' così in qualsiasi campo artistico e la fotografia non fa eccezione. Un muro spesso insormontabile per chi non trova la strada giusta per fare breccia. Una sorta di selezione naturale spesso basata su criteri imperscrutabili. Un'offerta di arte che supera di gran lunga la domanda. Un mercato che crede solo negli autori già affermati, certificati da un piccolo manipolo di gallerie, critici, curatori. Al margine di questo mondo dorato, un sottobosco di gallerie affittacamere, pennivendoli a pagamento e  aspiranti artisti pronti a pagare pur di avere un quarto d'ora di celebrità. Scagli la prima pietra chi non ha mai pagato per poter esporre le sue opere. Ma nell'era di internet e del consumo bulimico di immagini, ha ancora senso per un autore sconosciuto esporre tra quattro mura? Ha senso investire tempo e denaro solo per incontrare qualche amico davanti alle proprie foto magari ben incorniciate? La rete regala una vetrina ben più ampia e forse sarebbe il caso di cercare di utilizzarla al meglio per promuovere i propri lavori. Allestire una mostra costa e molto spesso l'esposizione si trasforma in auto celebrazione, al massimo in tre righe su qualche rivista di settore. Meglio allora potenziare la propria presenza sulla rete e cercare di raggiungere il mercato saltando intermediari di dubbia efficacia. Potrebbe non bastare ma almeno avremo reso la vita più difficile ai molti personaggi  che si aggirano ai margini dell’arte contemporanea. Figure, poco professionali, che vivono spacciando illusioni e gonfiando l’ego dei forse troppi aspiranti artisti affamati di spazio.

lunedì 4 novembre 2013

Thomas Ruff da Lia Rumma

Uscito dalla famosa scuola di Düsseldorf di Bernd e Hilla Becher, Thomas Ruff è riuscito, più di altri discepoli della coppia, a sviluppare un discorso artistico originale e allo stesso tempo estremamente contemporaneo.  Una ricerca seriale condotta su vari fronti e tematiche tutte accomunate dall'utilizzo della fotografia come strumento analitico e documentario.  Legato alla galleria Lia Rumma  fin dal 1991, è tornato in questi giorni ad esporre nello spazio milanese. Sono presentate le sue ricerche più recenti  volte a mettere in evidenza i limiti e la complessità della visione. Scatti realizzati dallo spazio (Sterne), riproduzioni di curve matematiche generate con programmi di modellazione (Zycles), particolari ingranditi del pianeta marte prelevati  dal sito della NASA (Ma.r.s.) e i celebri Jpeg . Sarà possibile visitare la mostra fino al 16 novembre.  I prezzi delle opere di Ruff sono estremamente variabili. Nella recente asta del mese di ottobre da  Phillips De Pury, l’opera Substrate 21 (2002-03) è stata aggiudicata per 12.500 dollari. Si tratta di una fotografia di dimensioni 88x64 cm. tirata in 45 esemplari. 

domenica 8 settembre 2013

Miles Aldridge - arte o marketing ?

Sempre più spesso il confine tra fotografia commerciale e arte contemporanea viene superato. Fotografi che si occupano ad alto livello di pubblicità e moda vengono accolti in gallerie e musei e si guadagnano un posto di primo piano nel mondo della cosiddetta fotografia d’arte. Un abile riposizionamento frutto di un’attenta strategia di marketing o l’inevitabile risultato della spettacolarizzazione dell’arte ?  La risposta non è così scontata e richiederebbe un approfondimento sulle singole figure artistiche oggetto di questa evoluzione. Il fotografo di moda diviene sempre più spesso una star da museo. E’ il caso ad esempio del fotografo britannico Miles Aldridge che irrompe, con le sue immagini patinate e ipercolorate  alla National Gallery di Londra. Un fotografo  eccentrico, autore tra l’altro, delle immagini del calendario Lavazza 2010. Collabora stabilmente con le più note riviste di moda e ha lavorato per famosi  stilisti fra cui Armani, Lagerfeld  e Yves Saint Laurent. Il suo stile pop e trasgressivo è protagonista della mostra “I only want you to love me” che è possibile visitare fino al 29 settembre a Londra, alla Somerset  House.  



martedì 18 giugno 2013

Shirin Neshat a Photoespaña

Avete in programma un viaggio in Spagna? Fino al 28 luglio, è possibile visitare Photo España. Quest’anno il festival di fotografia e arti visive, è dedicato al corpo umano e alle sue rappresentazioni. 328 artisti di 42 nazioni espongono le loro opere a Madrid, Cuenca,  Alcalá de Henares,  Alcobendas,  Lanzarote e  Zaragoza. Fuori dai confini iberici, il festival estende le sue mostre anche a Parigi, Berlino e Praga. Nella sezione ufficiale, particolarmente interessante, l’esposizione dell’artista iraniana Shirin Neshat allo spazio Fondazione Telefonica di Madrid. Sono opere quelle di Shirin Neshat nelle quali il corpo riveste una particolare importanza e che rivolgono l’attenzione alla condizione delle donne musulmane. Mani e volti di donne ricoperti di scritte,  di citazioni in farsi da poetesse come Forough Farokhzad e Tahereh Saffarzadeh. Il codice della scrittura si fonde, nelle immagini di Neshat, con quello visivo,  quasi a generare un inedito linguaggio composito. Dal 1974 Shirin Neshat vive e lavora negli Stati Uniti. Nel marzo scorso, una sua stampa del 1999 ai Sali d’argento di 25x33 cm. è stata battuta all’asta da Phillips a Londra per 16.300 euro.

martedì 4 giugno 2013

Gli incubi di Joel Peter Witkin

Si racconta che Joel Peter Witkin, quando era ancora un ragazzo, abbia assistito ad un evento estremamente drammatico. Un incidente d’auto nel quale rimase decapitata una bambina. Vedendo le sue opere non è difficile capire quanto quell’evento abbia inciso sul suo modo di creare e come non sia mai riuscito ad esorcizzare quei fantasmi. La fotografia come terapia. Un modo per allontanare da sè i suoi peggiori incubi. A Firenze, al Museo Alinari, fino al 23 giugno è possibile entrare nel mondo visionario e surreale di questo artista statunitense. La mostra è sconsigliata, dallo stesso museo, ai minori e alle persone sensibili. I soggetti delle 55 opere esposte, per nulla rassicuranti, sono storpi, mostri, nani e figure deformi. Un viaggio tra visioni del subconscio, spinte erotiche e nichiliste. Un'umanità, quella messa in scena da Witkin, che cerchiamo di rimuovere dalla nostra esperienza quotidiana. Non si tratta di semplice fotografia. Siamo di fronte ad una partitura fatta di segni, di significati e significanti da decifrare. Di continui riferimenti alla storia dell’arte. Le opere sono realizzate senza l’uso del digitale, manipolate per mezzo di collage, graffi, lacerazioni e interventi pittorici. Alla recente asta di aprile, da Phillips De Pury, una sua fotografia, particolarmente raccapricciante, è stata aggiudicata per circa 10 mila euro.  Si tratta di uno still life di una testa di una donna morta  e di una scimmia (face of woman – 2004).

giovedì 16 maggio 2013

Un pomeriggio particolare - Ghirri e Life (seconda parte)

Pochi passi e dal mondo intimo di Ghirri, mi ritrovo in quello dei fotografi della rivista Life. “Vedere la vita, vedere il mondo”, questa era la missione dei reporter di questa storica testata. Lo stacco è notevole, forse lo avevo sottovalutato. Ci vuole qualche minuto per poter inquadrare il lavoro di questi fotografi che hanno narrato la grande storia. Occorre lasciarsi alle spalle il silenzio delle immagini di Ghirri per riuscire a vedere nel giusto modo queste fotografie. Qui l’immagine è fatta, per una grossa percentuale, dal soggetto. L’autore è un semplice testimone. E’ il reportage come si interpretava in quegli anni, molto prima della rete e dei social network. Grande professionalità e immagini funzionali alla missione della rivista. Foto particolarmente efficicaci quando documentano l’orrore della guerra e dei campi di concentramento nazisti. Emblematiche, come quelle dei marines che innalzano la bandiera americana di Joe Rosenthal  o evocative come quelle del D-Day ad Omaha Beach, realizzate da Capa. Nella mostra trovano spazio naturalmente anche temi  meno drammatici come la moda e l’attualità. Le foto della mostra sono tutte rigorosamente in bianco e nero. Uno sguardo occidentale sul mondo e sui suoi protagonisti. Anche i soggetti comuni appaiono ritratti in modo didascalico, in ossequio allo stile documentaristico. Esco dalla mostra e torno rapidamente al parcheggio dove avevo lasciato la macchina. Sul sedile il catalogo della mostra di Luigi Ghirri che avevo acquistato in precedenza. Lo sfoglio emozionato prima di mettere in moto. Forse ho sbagliato a vedere queste due mostre nello stesso giorno.

martedì 7 maggio 2013

Un pomeriggio particolare - Ghirri e Life (prima parte)

Chi conosce Roma sa bene che il Maxxi e l’Auditorium Parco della Musica, oltre ad essere tra i pochi luoghi del contemporaneo della capitale, sono divisi da poche centinaia di metri. Una distanza minima che separa due mostre, due mondi direi agli antipodi. Luigi Ghirri al MAXXI e i fotografi di LIFE all’Auditorium.  Per niente spaventato da questo contrasto visivo, decido di visitare in un solo pomeriggio le due esposizioni Prima tappa Luigi Ghirri  “Pensare per immagini” . Le fotografie di Luigi Ghirri riescono come poche, a trascinarmi in una poetica della visione, in un silenzio contemplativo totale. Il luogo della mostra non ha bisogno di commenti ed è una degna cornice per questo autore ormai accettato a pieno diritto nell’arte contemporanea. Le 300 opere di piccole dimensioni, specie se raffrontate al gigantismo, a volte ostentato, delle opere fotografiche dei nostri giorni, si trovano al secondo piano dell’edificio progettato dall’iraniana  Zaha Hadid. Subito ci si trova immersi in un mondo fatto di piccole cose: oggetti, paesaggi, riproduzioni, architetture.  Alle immagini di Ghirri occorre avvicinarsi, ascoltarle, sentire la loro suggestione. Una dimensione intima, una fruizione silenziosa. I colori retrò delle stampe vintage sono un salto nel tempo, ai ricordi resi sempre più gradevoli dalla preziosa patina del rimpianto. Siamo lontani anni luce dalla bulimia fotografica di internet e dei social network. Icone, paesaggi, architetture sono le tre sezioni in cui è divisa l’esposizione. Il filo comune che lega tutte le immagini è la sottrazione, la semplificazione. Quella del fotografo di Scandiano è una continua diminuzione, l’addizione non è presente nelle sue formule, non è presente nelle sue opere. Un continuo tentativo di avvicinarsi ad un “grado zero” dell’immagine,  ad una forma comunicativa il più possibile semplice. In alcune bacheche sono esposti i libri fotografici realizzati nel corso degli anni. La forma del libro è sempre stata congeniale a questo autore. Nella sua vita Ghirri è stato anche editore e curatore. Una vita spesa ad indicare con passione e coerenza il suo credo fotografico fatto di soggetti prossimi al nostro campo visivo abituale, le cose di tutti i giorni che scompaiono ai nostri occhi traditi dalla superficialità e dal non saper vedere il bello del banale. Mi avvicino all’uscita della mostra sapendo di lasciare qualcosa di prezioso. Esco dalla quiete ovattata delle sale del MAXXI e sono nella luce accecante di una Roma più che mai caotica. (continua)

venerdì 19 aprile 2013

EXPOSARE - L'incontro tra domanda e offerta

Una delle caratteristiche del web è sicuramente quella di facilitare, in tutti i campi, l'incontro tra domanda e offerta. In fondo anche facebook è un ambiente virtuale nel quale viene facilitato l'incontro tra persone con interessi simili. Probabilmente basandosi su questa considerazione, Anne Clergue, già presidente della fondzione Van Gogh, ha creato il sito EXPOSARE.  Presentato la scorsa estate ai Rencontres d'Arles, mette in contatto diretto, gli artisti che vogliono esporre le loro opere e le gallerie, le istituzioni che possono ospitare le mostre. La piattaforma, alla quale è necessario iscriversi (99 euro per gli artisti e 200 euro per le gallerie), permette di visualizzare le opere proposte con tutti i dettagli su tecnica, formati, montaggio e allestimento. L'unico vincolo è che le opere siano disponibili, già pronte per essere esposte. I contatti avvengono direttamente tra gli interessati senza l'intervento dello staff di exposare e senza richiesta di ulteriori commissioni.
Il  sito EXPOSARE

lunedì 25 marzo 2013

Tina Modotti fotografa - la mostra

Nella sua breve esistenza Tina Modotti fu fotografa, attrice del muto, rivoluzionaria e combattente in Spagna nelle Brigate Rivoluzionarie. Conobbe. Hemingway, Dos Pasos, Capa e Diego Rivera. Fu compagna di Edward Weston e artista lei stessa. Una donna tormentata, dalla vita intensa. "Tina Modotti fotografa" è la mostra prodotta da Cinemazero e realizzata dalla Fondazione Cinema  in programma all'Auditorium Parco della Musica di Roma fino al 7 aprile. Sono esposte 60 fotografie che ripercorrono il suo cammino artistico tra Russia, Spagna, Germania e soprattutto Messico, il paese nel quale  trascorse il suo periodo più ispirato dal punto di vista artistico.  Fu proprio in Messico che Tina Modotti morì in circostanze per certi versi misteriose nel gennaio 1942. La sua morte fu  messa in relazione con l'assassinio di Trotzkij.

lunedì 19 novembre 2012

Paris è anche OFF


A conferma che Parigi sia la capitale europea della fotografia, in questo mese di novembre oltre al consueto Mois de la Photo, si terrà nella capitale francese anche un festival OFF.  Per chi volesse tuffarsi nell’atmosfera alternativa del circuito OFF, c’è tempo fino al primo dicembre. Le mostre, sparse in varie sedi, vanno a completare il programma ormai istituzionale del più blasonato "Mois". Sbirciando il sito della manifestazione è possibile visualizzare i vari eventi e costruirsi un proprio itinerario fotografico.  Ho contato circa 90 mostre ma potrei sbagliarmi per difetto.  Sono segnalati anche dei percorsi già costruiti che uniscono le mostre  all’interno degli arrondissement,  partendo dalla più vicina stazione della metropolitana. Un ottimo modo anche per vedere angoli meno noti della città. Per chi può, buona passeggiata.
http://www.moisdelaphoto-off.org/2012/

lunedì 12 novembre 2012

Stanley Kubrick - Il mattino ha l'oro in bocca


“Il mattino ha l’oro in bocca” scriveva compulsivamente Jack Nicholson in una celebre scena del film “Shining” di Stanley Kubrick. L’alba artistica del geniale regista statunitense è invece,  come molti sanno, legata alla fotografia. Si racconta che il piccolo Stanley, all’età di 13 anni, abbia ricevuto in regalo dal padre una macchina fotografica con la quale iniziò a immortalare, con grande sensibilità, la quotidianità che scorreva davanti ai suoi occhi. Grazie alla fotografia di un edicolante commosso per la morte del Presidente Roosvelt, prese il via la sua collaborazione con la rivista Look Magazine. Kubrick si dedicò poi al cinema con i risultati che tutti conoscono, ma questa è un’altra storia. In questi giorni, a Roma, è possibile visitare una mostra fotografica, con gli scatti realizzati da Kubrick sul finire degli anni 40. La mostra si tiene al Chiostro del Bramante, fino 25 novembre.  

lunedì 27 agosto 2012

Rainer Elstermann -Atmosfere anni trenta


Fino al 9 settembre alla galleria Barbara Paci di Pietrasanta (LU), è possibile visitare la mostra “Inside the grey room”. Sono esposte alcune opere recenti di Rainer Elstermann. La serie, realizzata dal fotografo tedesco in collaborazione con lo stilista  e scenografo Andreas Stamm, trae spunto da vicende familiari dell’autore. Sono evidenti nelle fotografie richiami a suggestioni letterarie e cinematografiche, alle atmosfere tipiche degli anni trenta a Berlino. I personaggi ritratti da Elstermann rigorosamente su fondale grigio, sono chiamati ad incarnare persone conosciute o comunque che hanno fatto parte della storia della sua famiglia. Elstermann ha iniziato ad occuparsi di fotografia nel 1984. Determinante nella sua scelta è stato l’incontro con il fotografo di moda Paolo Roversi che, dopo aver visto il suo portfolio, lo ha incoraggiato a proseguire nelle sue intenzioni.   

lunedì 11 giugno 2012

Out of focus - la mostra


C’è da stare certi che saranno i prossimi artisti protagonisti delle aste di fotografia e che le loro quotazioni raggiungeranno rapidamente cifre astronomiche. Si tratta di alcuni, quelli non ancora famosi, che partecipano alla mostra “Out of focus: photography” alla Saatchi Gallery di Londra fino al 22 luglio. 38 artisti accomunati da uno stile estremamente contemporaneo e dall’attenzione nei confronti della figura umana e del ritratto. Tra di essi la fotografa giapponese Yumiko Utso della quale ho avuto modo di parlare qualche mese fa. L’ultima mostra dedicata da Charles Saatchi interamente alla fotografia risale al 2001 “I am a camera” . In quella occasione furono esposte opere di Sugimoto, Sherman, Goldin e Serrano.

lunedì 28 maggio 2012

The Collector's Choice - La mostra


Avviata nel 1992 la collezione Patrizia Sandretto Re Rebaudengo può essere considerata una delle maggiori raccolte italiane di arte contemporanea. La Fondazione Fotografia di Modena ospita nei suoi spazi dell'ex ospedale Sant'Agostino le opere di alcuni dei fotografi più rappresentativi degli ultimi decenni. Jeff Wall, Cindy Sherman, Thomas Ruff e Matthew Barney sono alcuni degli artisti le cui opere sono esposte in questa mostra estremamente interessante. Una mostra che ripercorre le scelte e le intuizioni che hanno portato, alla realizzazione di questa collezione di valore internazionale. Fino al 22 luglio è possibile visitare l'esposizione a Modena, Largo Porta Sant'Agostino 228. L'ingresso è gratuito.
Il sito della Fondazione Fotografia





lunedì 23 gennaio 2012

Mario Giacomelli - opere inedite ad Arte Fiera Off

Nei giorni di Arte Fiera, Bologna e i suoi dintorni, divengono teatro di numerosi eventi collaterali. Nell'ambito del circuito Arte Fiera Off, è possibile visitare, una interessante collettiva, a cura di Manuela Valentini, realizzata in collaborazione con Alinari 24 ORE, la galleria EMMEOTTO e Artistocratic, la galleria on line di fotografia d’autore. "La Memoria delle Cose"  racconta gli spazi, le pareti, le cose come testimoni del tempo e custodi delle atmosfere e della vita degli uomini, attraverso le opere di Mario Giacomelli, Roberto Toja, Alessandro Vicario e Nicola Vinci. Le opere fotografiche di Giacomelli esposte sono in gran parte inediti provenienti dall’Archivio Mario Giacomelli-Sassoferrato di cui Artistocratic è rappresentante esclusivo e sono pubblicate nel nuovo libro edito da 24 Ore Cultura "Mario Giacomelli – Sotto la pelle del reale". Sarà possibile visitare la mostra dal 26 gennaio al 5 febbraio presso Frassinagodiciotto | via Frassinago, 18 - Bologna.

lunedì 9 gennaio 2012

Le assenze di Massimo Vitali

Con le nuove opere esposte alla galleria Brancolini Grimaldi di Londra,  Massimo Vitali sembra voler distogliere la sua attenzione dalle spiagge affollate che lo hanno reso celebre. Protagonista dei suoi scatti è ora il paesaggio. L’uomo diviene un piccolo dettaglio di fronte alla grandiosità della natura. I chiassosi vacanzieri sono in queste nuove opere ridotti a comprimari. L’indagine antropologica cede il passo alla descrizione minuziosa degli spazi naturali. Forse non c’è più bisogno di osservare i volti delle persone, che a partire dal 1994, anno in cui Vitali ha iniziato la sua ricerca sui luoghi di aggregazione, avevano deciso di affidare le loro speranze a Silvio Berlusconi. "Volevo guardare i volti delle persone che hanno votato per lui e capire perché", così Massimo Vitali ha spiegato la sua curiosità, la sua attrazione per le grandi folle. Fino al 28 gennaio nella galleria londinese è possibile ammirare le sue nuove opere fotografiche.