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lunedì 4 aprile 2016

FUNZILLA FEST- Il primo festival italiano dedicato alle photozine

Si calcola che solo nel 2014 siano state caricate sulla rete circa 4 miliardi di fotografie.  Immagini smaterializzate, custodite sulla nuvola di internet,  in server dislocati nei luoghi più remoti  del nostro pianeta. Di questo sterminato ammasso di byte  una piccolissima parte conoscerà i piaceri della carta, della stampa e diverrà un vero oggetto fotografico. Il restante 99,9% non nascerà mai, finirà la sua esistenza sul cloud o in qualche hard disk polveroso.


In Francia la fotografia digitale viene chiamata “photo numérique” un termine che ben si presta a sancire la distanza che la separa da quella analogica, legata alle pellicole e ai supporti cartacei.

Esistono a dire il vero alcune sacche di resistenza, alcune nicchie per pochi eletti che ancora apprezzano inchiostri e carta, che si commuovono annusando il rassicurante odore delle pagine di un libro. Proprio a loro è diretto il FUNZILLA FEST il primo festival  italiano dedicato alle photozine , libri fotografici autoprodotti  in modo artigianale in tiratura limitata.

L’evento, nato dalla collaborazione di  alcune realtà romane legate al mondo della fotografia
 Fugazine e Monkeyphoto,  si svolgerà il 16 e 17 aprile presso la galleria Microprisma. Durante la due giorni sarà possibile sfogliare e acquistare fanzine fotografiche italiane ed estere e partecipare a workshop sulla produzione di photozine.


FUNZILLA FESTIVAL
Via Conte di Carmagnola, 74
Roma (Pigneto)

giovedì 9 luglio 2015

Un salto nel vuoto - Linda Fregni Nagler

Il più famoso è senza dubbio Richard Prince, ma sono molti gli artisti fotografi e non, che utilizzano e si riappropriano di materiale fotografico esistente. Sfidando leggi sul copyright, sempre più obsolete di fronte alla velocità della rete e della digitalizzazione delle opere d’arte, molti artisti spesso a corto di idee, si incamminano sulla strada della riproduzione/risignificazione. Tra le ricerche più interessanti e concettualmente valide vi è quella di Linda Fregni Nagler. Un lavoro nel segno della riflessione sugli aspetti iconografici e narrativi della fotografia. Nella serie “Pour commander à l’air”, esposta per la prima volta nel 2014 nella mostra dei finalisti del Premio MAXXI, l’artista italiana nata a Stoccolma rifotografa da pagine di quotidiani d’epoca, delle persone nell’atto di cadere. Uomini e donne sospesi, congelati nell’istante incerto di un destino di cui nulla sappiamo. Gesti dall’esito imprevisto, fotografie private della didascalia che solitamente le accompagna sulle pagine dei giornali. Frame misteriosi, ingrandimenti di immagini analogiche spesso imperfette, rese ancora più grossolane dalle tecniche di stampa tipografica. I prezzi delle opere di Linda Fregni Nagler vanno dai 4000 ai 15000 euro. Quotazioni molto lontane da quelle di Richard Prince e che dovrebbero, ancora una volta, far riflettere sulle regole del mercato dell’arte contemporanea.

lunedì 2 marzo 2015

La fotografia è morta

Sono piuttosto stufo delle solite dispute tra i fautori della post produzione e coloro che si schierano come paladini della assoluta fedeltà al reale. Tralasciando il fatto che ogni fotografia è solo una possibile rappresentazione della realtà e che i trucchi fotografici esistono da molto tempo prima di photoshop, quello che vorrei puntualizzare è che con il digitale non ha più senso parlare di fotografia come lo si era fatto in precedenza con la ripresa fotografica analogica. Dal punto di vista fisico, è analogico qualsiasi procedimento in grado di rappresentare in modo continuo un fenomeno. La fotografia digitale ha prodotto un cambio di paradigma nella rappresentazione del mondo. Il digitale si contrappone all’analogico, dalla rappresentazione continua a quella discreta. Si assiste ad una trascodifica, ad opera dei sensori delle nostre apparecchiature fotografiche. La luce viene riprodotta, campionata, per mezzo di una serie di numeri binari, ognuno dei quali potenzialmente modificabile. La ripresa del nostro mondo come bozza di una sceneggiatura, il punto di partenza per milioni di possibili attualizzazioni. La rappresentazione del mondo che ci circonda diviene una libera interpretazione, un canovaccio teatrale da variare a seconda delle esigenze. Per questo motivo credo non abbia più senso parlare di fotografia, dovremmo semplicemente abituarci ad essere creatori di immagini più o meno fedeli all’originale. In fondo non vi è molta differenza tra una ripresa fotografica, un rendering o una illustrazione realizzata al computer. Si tratta in tutti i casi di pixel, una sequenza di numeri binari capace di restituirci un’immagine più o meno gradevole. La fotografia è morta, viva l’immagine digitale.

lunedì 25 novembre 2013

Imperial pomp - le città di Frank Herfort

A cavallo tra reportage e ricerca artistica, la serie “Imperial pomp” del fotografo tedesco Frank Herfort, stupisce per il suo rigore formale e la sua capacità di trasportarci tra le strade e gli improbabili edifici moderni delle lontane provincie dell’ex impero sovietico. In molte delle immagini appaiono evidenti le influenze che, devono avere avuto sulla sua formazione,  i più conosciuti rappresentanti della scuola di Dusseldorf.  In Herfort  però, convive un’anima più attenta a documentare la realtà. Il suo non è lo sguardo distaccato di chi è conscio di costruire significati e significanti pronti per la prossima mostra o per  il prossimo record d’asta. C’è in questo fotografo una freschezza di  visione che forse non cogliamo più nei vari Struth, Gursky e Ruff. Il suo essere in qualche modo un reporter in paesi lontani, lo spinge in prima battuta, a cercare di capire una realtà così distante. Riesce a metterlo in comunicazione con ciò che ha di fronte. Se è vero , come affermato da Wim Wenders, che  la macchina fotografica riprende in entrambe le direzioni, in avanti e indietro, restituendoci  nell’immagine che stiamo osservando, anche e soprattutto la sensibilità dell’autore, allora nelle fotografie di Herfort inevitabilmente possiamo cogliere un’attenzione verso le storie oltre che per  le forme. Le foto della serie “Imperial pomp” sono raccolte in un curatissimo libro che è possibile acquistare online (http://www.frankherfort.de/ ).

mercoledì 21 agosto 2013

Le scritture di Shirin Neshat


Nelle opere fotografiche di Shirin Neshat appaiono spesso frasi in lingua farsi. Sovrascritture su volti e  corpi di donne che chiamano in causa il complesso rapporto con l’islam, il sacro, la realtà e la magia. Leone d’Oro alla Biennale del 1999, l’artista iraniana, è ormai entrata a pieno diritto tra gli autori contemporanei  consacrati in musei e case d’aste. Un percorso per certi versi parallelo tra valorizzazione del percorso artistico e successo commerciale. Se per lavori di piccole formato è sufficiente un investimento relativamente contenuto, compreso tra i 30 e i 50 mila euro, diverso è il 
discorso per le opere di grande formato. Il record d’asta, stabilito da Christie’s Dubai per l’opera “Whispers” realizzata nel 1997, è di 171 mila euro.  Oltre ad utilizzare il mezzo fotografico, Shirin Neshat realizza video e nel 2009, con il suo primo lungometraggio “Donne senza uomini” ha vinto il Leone d’Argento al Festival di Venezia.

giovedì 18 luglio 2013

Amazon: libri, scarpe, pentole a pressione e arte

All’inizio furono i libri, seguiti da ogni altro genere di merce. Ora Amazon ha deciso di entrare anche nel mercato dell’arte. Il gigante dell’ecommerce sembra stia contattando alcune gallerie interessate a collaborare per lo sviluppo di questo nuovo marketplace online. Una nuova piattaforma messa a disposizione dal team di Jeff Bezos per sbarcare in questo ulteriore segmento di mercato. Il modello di business dovrebbe prevedere la sola vendita a prezzo fisso. Non è prevista la modalità asta online che da qualche mese viene invece utilizzata da Christie's.  Un’operazione, quella messa in campo da Amazon, delicata e non priva di incognite. Acquistare un’opera d’arte, una fotografia o un quadro, senza averla vista di persona, sembra essere ancora un problema per molti collezionisti e appassionati di arte. In Italia, anche se l’iniziativa è passata quasi inosservata, Mondadori ha iniziato a proporre delle fotografie fineart attraverso il suo sito http://www.inmondadori.it/regali/foto-artistiche/  .  Le foto degli autori  sono vendute in tiratura aperta, stampate su carta Canson Infinity e certificate secondo la norma ISO 9706. Per il momento sono proposte solo alcune opere di Angelo Cozzi, Mario De Biasi e Giorgio Lotti.

martedì 18 giugno 2013

Shirin Neshat a Photoespaña

Avete in programma un viaggio in Spagna? Fino al 28 luglio, è possibile visitare Photo España. Quest’anno il festival di fotografia e arti visive, è dedicato al corpo umano e alle sue rappresentazioni. 328 artisti di 42 nazioni espongono le loro opere a Madrid, Cuenca,  Alcalá de Henares,  Alcobendas,  Lanzarote e  Zaragoza. Fuori dai confini iberici, il festival estende le sue mostre anche a Parigi, Berlino e Praga. Nella sezione ufficiale, particolarmente interessante, l’esposizione dell’artista iraniana Shirin Neshat allo spazio Fondazione Telefonica di Madrid. Sono opere quelle di Shirin Neshat nelle quali il corpo riveste una particolare importanza e che rivolgono l’attenzione alla condizione delle donne musulmane. Mani e volti di donne ricoperti di scritte,  di citazioni in farsi da poetesse come Forough Farokhzad e Tahereh Saffarzadeh. Il codice della scrittura si fonde, nelle immagini di Neshat, con quello visivo,  quasi a generare un inedito linguaggio composito. Dal 1974 Shirin Neshat vive e lavora negli Stati Uniti. Nel marzo scorso, una sua stampa del 1999 ai Sali d’argento di 25x33 cm. è stata battuta all’asta da Phillips a Londra per 16.300 euro.

martedì 4 giugno 2013

Gli incubi di Joel Peter Witkin

Si racconta che Joel Peter Witkin, quando era ancora un ragazzo, abbia assistito ad un evento estremamente drammatico. Un incidente d’auto nel quale rimase decapitata una bambina. Vedendo le sue opere non è difficile capire quanto quell’evento abbia inciso sul suo modo di creare e come non sia mai riuscito ad esorcizzare quei fantasmi. La fotografia come terapia. Un modo per allontanare da sè i suoi peggiori incubi. A Firenze, al Museo Alinari, fino al 23 giugno è possibile entrare nel mondo visionario e surreale di questo artista statunitense. La mostra è sconsigliata, dallo stesso museo, ai minori e alle persone sensibili. I soggetti delle 55 opere esposte, per nulla rassicuranti, sono storpi, mostri, nani e figure deformi. Un viaggio tra visioni del subconscio, spinte erotiche e nichiliste. Un'umanità, quella messa in scena da Witkin, che cerchiamo di rimuovere dalla nostra esperienza quotidiana. Non si tratta di semplice fotografia. Siamo di fronte ad una partitura fatta di segni, di significati e significanti da decifrare. Di continui riferimenti alla storia dell’arte. Le opere sono realizzate senza l’uso del digitale, manipolate per mezzo di collage, graffi, lacerazioni e interventi pittorici. Alla recente asta di aprile, da Phillips De Pury, una sua fotografia, particolarmente raccapricciante, è stata aggiudicata per circa 10 mila euro.  Si tratta di uno still life di una testa di una donna morta  e di una scimmia (face of woman – 2004).

martedì 7 maggio 2013

Un pomeriggio particolare - Ghirri e Life (prima parte)

Chi conosce Roma sa bene che il Maxxi e l’Auditorium Parco della Musica, oltre ad essere tra i pochi luoghi del contemporaneo della capitale, sono divisi da poche centinaia di metri. Una distanza minima che separa due mostre, due mondi direi agli antipodi. Luigi Ghirri al MAXXI e i fotografi di LIFE all’Auditorium.  Per niente spaventato da questo contrasto visivo, decido di visitare in un solo pomeriggio le due esposizioni Prima tappa Luigi Ghirri  “Pensare per immagini” . Le fotografie di Luigi Ghirri riescono come poche, a trascinarmi in una poetica della visione, in un silenzio contemplativo totale. Il luogo della mostra non ha bisogno di commenti ed è una degna cornice per questo autore ormai accettato a pieno diritto nell’arte contemporanea. Le 300 opere di piccole dimensioni, specie se raffrontate al gigantismo, a volte ostentato, delle opere fotografiche dei nostri giorni, si trovano al secondo piano dell’edificio progettato dall’iraniana  Zaha Hadid. Subito ci si trova immersi in un mondo fatto di piccole cose: oggetti, paesaggi, riproduzioni, architetture.  Alle immagini di Ghirri occorre avvicinarsi, ascoltarle, sentire la loro suggestione. Una dimensione intima, una fruizione silenziosa. I colori retrò delle stampe vintage sono un salto nel tempo, ai ricordi resi sempre più gradevoli dalla preziosa patina del rimpianto. Siamo lontani anni luce dalla bulimia fotografica di internet e dei social network. Icone, paesaggi, architetture sono le tre sezioni in cui è divisa l’esposizione. Il filo comune che lega tutte le immagini è la sottrazione, la semplificazione. Quella del fotografo di Scandiano è una continua diminuzione, l’addizione non è presente nelle sue formule, non è presente nelle sue opere. Un continuo tentativo di avvicinarsi ad un “grado zero” dell’immagine,  ad una forma comunicativa il più possibile semplice. In alcune bacheche sono esposti i libri fotografici realizzati nel corso degli anni. La forma del libro è sempre stata congeniale a questo autore. Nella sua vita Ghirri è stato anche editore e curatore. Una vita spesa ad indicare con passione e coerenza il suo credo fotografico fatto di soggetti prossimi al nostro campo visivo abituale, le cose di tutti i giorni che scompaiono ai nostri occhi traditi dalla superficialità e dal non saper vedere il bello del banale. Mi avvicino all’uscita della mostra sapendo di lasciare qualcosa di prezioso. Esco dalla quiete ovattata delle sale del MAXXI e sono nella luce accecante di una Roma più che mai caotica. (continua)

venerdì 19 aprile 2013

EXPOSARE - L'incontro tra domanda e offerta

Una delle caratteristiche del web è sicuramente quella di facilitare, in tutti i campi, l'incontro tra domanda e offerta. In fondo anche facebook è un ambiente virtuale nel quale viene facilitato l'incontro tra persone con interessi simili. Probabilmente basandosi su questa considerazione, Anne Clergue, già presidente della fondzione Van Gogh, ha creato il sito EXPOSARE.  Presentato la scorsa estate ai Rencontres d'Arles, mette in contatto diretto, gli artisti che vogliono esporre le loro opere e le gallerie, le istituzioni che possono ospitare le mostre. La piattaforma, alla quale è necessario iscriversi (99 euro per gli artisti e 200 euro per le gallerie), permette di visualizzare le opere proposte con tutti i dettagli su tecnica, formati, montaggio e allestimento. L'unico vincolo è che le opere siano disponibili, già pronte per essere esposte. I contatti avvengono direttamente tra gli interessati senza l'intervento dello staff di exposare e senza richiesta di ulteriori commissioni.
Il  sito EXPOSARE

lunedì 8 aprile 2013

Le edizioni "illimitate" di William Eggleston

"Del doman non v'è certezza", scriveva Lorenzo de Medici nella "Canzona di Bacco". Così dovranno forse iniziare a pensare i collezionisti d'arte fotografica. Il mese scorso un giudice distrettuale di New York ha respinto una causa intentata da un collezionista d'arte contro William Eggleston.  Il fotografo era accusato di aver infranto la legge  con l'emissione di una nuova edizione di alcune immagini d’epoca già vendute in precedenza. Per il giudice, che ha respinto le accuse, i fotografi, possono produrre più edizioni della stessa opera, purchè, al momento della nuova emissione rendano noto quanti multipli della stessa immagine sono già stati prodotti .Jonathan Sobel, aveva acquistato più di 190 stampe dye-transfer vintage di Eggleston. L'artista ha in seguito creato nuove grandi stampe digitali di alcune di queste, vendendole, in un'asta da Christie, per  5,9 milioni dollari. Sobel ha accusato Eggleston di aver così svalutato le sue dye-transfer con la vendita di nuove stampe ai pigmenti delle opere in suo possesso. 
Non è questa una sentenza che farà bene alla credibilità del mercato della fotografia a tiratura limitata. Di fatto, con questa interpretazione, le tirature limitate possono rimanere perennemente aperte, con conseguente diluizione del valore delle stampe già acquistate.

lunedì 11 febbraio 2013

Le vintage print di Edward Weston hanno ormai raggiunto cifre da capogiro. Nel 2008 l’opera “Nude” del 1925 è stata battuta da Sotheby’s per 1.609.000 $. E’ questa una delle fotografie di Weston che segnano la sua evoluzione artistica nella direzione dell’astratto. La forma diviene il soggetto principale. Conchiglie, ortaggi, pietre, nudi,  divengono all’occhio del fotografo astrazioni, linee e trame di un mondo lontano dalla oggettività della sua visione precedente. Sull'artista statunitense sono già stati consumati fiumi d’inchiostro. Decine di pubblicazioni hanno ripercorso il suo cammino artistico. La sua vita è stata analizzata e descritta in centinaia di articoli su riviste fotografiche. L’editore Skira, in occasione della recente retrospettiva presso la Fondazione Fotografia di Modena, gli dedica un ennesimo libro fotografico. Un volume con 110 fotografie, particolarmente curato e  capace di ripercorrere le varie fasi della sua esperienza artistica. E’ possibile acquistare il libro direttamente sul sito della casa editrice.

lunedì 14 gennaio 2013

Le donne di Lise Sarfati

Gli occhi sono lo specchio dell’anima. A guardare quelli delle protagoniste degli scatti di Lise Sarfati, ci si domanda il perché di tanta tristezza. Sono donne immerse in contesti urbani, nella vita di tutti i giorni come nella serie “On Hollywood” o “ She“. Spesso sole, estranee all’ambiente nel quale si trovano. E’ forse proprio queste straniamento che ci affascina, cattura la nostra attenzione e ci induce a cercare di indovinare un prima ed un dopo del momento congelato dall’artista francese. Lise Sarfati  è attualmente una delle artiste più interessanti e le sue quotazioni sono in rapida crescita. Nei mesi scorsi ha esposto alla Yossi Milo Gallery di New York e a Londra da Brancolini  Grimaldi. Lo stesso stile e la stessa visione del mondo, è presente nelle immagini realizzate per l’agenzia Magnum, con la quale collabora da 2001. “Gina # 12 Oakland”, una fotografia del 2009, di 87x117 cm. è stata recentemente battuta da Christie’s per 8750 euro.
Il sito di Lise Sarfati

martedì 11 dicembre 2012

Irene Kung - La luce e il suo contrario

Dipingere con la luce. In ossequio all'etimologia del termine "fotografia", le opere dell'artista svizzera Irene Kung, sembrano trasportarci in una dimensione atemporale, in un regno fatto di silenzi e attese. Architetture perfettamente riconoscibili, paesaggi e animali sembrano essere avvolti dal vuoto e dallo spazio che li circonda. Dal buio appaiono così, edifici storici e architetture moderne. Viene da chiedersi se stiano definitivamente sprofondando nell'oscurità o se invece ne stiano emergendo.  Irene Kung conosce bene le potenzialità della luce e del suo contrario. Oltre alla fotografia, l'artista originaria di Berna, si è dedicata alla pittura e alla grafica. La realtà, l'oggetività sembrano non interessarla. Sono solo il pretesto per le sue esplorazioni dal sapore onirico. Il silenzio è la dimensione preferita da questa artista. Le città, svuotate dei suoi abitanti e del loro rumore di fondo, il suo regno.
Il sito di Irene Kung

lunedì 15 ottobre 2012

Cy Twombly - espressionismo fotografico

Il Paul Getty Museum di Los Angeles ha recentemente acquistato 29 fotografie a colori realizzate da Cy Twombly. L'artista americano scomparso lo scorso anno, è stato uno dei maggiori esponenti dell'espressionismo astratto. Nella sua vita si è dedicato alla pittura e alla scultura non disdegnando  il mezzo fotografico. La collezione acquistata dal Getty Museum include foto realizzate a Lexington, New York e in Italia dove ha vissuto per un lungo periodo. I soggetti di queste opere sono per lo più, still life, paesaggi e riproduzioni di opere, non terminate, nel suo studio. Le stampe sono state prodotte nel 1990  in Francia, con un macchinario basato sul metodo utilizzato dalle fotocopiatrici. Le opere realizzate con questo procedimento appaiono particolarmente sgranate, quasi un omaggio al pointillisme. Twombly si avvicinò alla fotografia a partire dagli anni 50, ma la sua produzione fotografica è stata conosciuta dal pubblico ed esposta in gallerie e musei, solo negli ultimi anni.


lunedì 8 ottobre 2012

Storie (il reportage è morto ?)


Nel corso dell’ultima edizione del SI Fest di Savignano sul Rubicone è stato assegnato, come ormai di consueto, il Premio Pesaresi. Il progetto premiato dalla giuria è stato “ The Arab Revolt”. Una serie realizzata riprendendo delle immagini da internet, delle polaroid riprese dal monitor. Una scelta, questa, che ha provocato non poche reazioni sul web. L’argomentazione principale degli “indignati” è stata, in sintesi, quella che un premio che dovrebbe celebrare il reportage, non poteva essere assegnato ad un lavoro fatto a distanza, con immagini di altri, seduti comodamente dietro ad un monitor. “Il reportage è morto” è stata la voce che si è levata quasi unanime dalla rete. Quest’onda emotiva ha portato ad interrogarmi sul senso del reportage, sui suoi significati e sulla forza visiva che hanno le storie narrate dai reporter che assistono ad avvenimenti a volte estremamente sconvolgenti . Ho cercato in casa vecchie riviste e libri fotografici. Ho preso le immagini realizzate da autori più o meno conosciuti e le ho fatte a pezzi. Osservando i frammenti strappati e disposti in modo casuale, ho avuto la certezza che il reportage non potrà mai morire. Le storie raccontate continuavano a vivere sotto i miei occhi, a trasmettere emozioni, a evolversi in significati più ampi. La sofferenza, l’ingiustizia, le atrocità commesse in guerre e rivolte, divengono più semplicemente la sofferenza dell'essere umano. La drammaticità di un campo profughi nel nord Africa, si traduce nella sofferenza dei poveri della terra. Pezzi di storie a formare, come in un puzzle, una sola immagine delle tragedie del mondo.
Di seguito alcune immagini della serie.


lunedì 1 ottobre 2012

Dramagraphies - Lo strano mondo di Michel Lagarde

Ormai da più di dieci anni Michel Lagarde si dedica alla produzione delle sue "Dramagraphies". Si tratta di set costruiti dallo stesso autore, modellini e decorazioni che fanno da sfondo alle sue messe in scena. I personaggi di questo universo di fantasia sono interpretati da Lagarde stesso. Improbabili autoritratti per altrettanto improbabili scenografie. Ogni immagine è composta da centinaia di fotografie assemblate con una meticolosa post produzione. Un lavoro dalle dimensioni quasi epiche, documentato in ogni sua parte sul suo interessantissimo sito. Vedendo queste immagini mi è venuto spontaneo l'accostamento ad un altro grande visionario dell'immagine, molto più conosciuto di Lagarde, Paolo Ventura le cui opere sono esposte in questi giorni al festival della fotografia di Roma. Opere meno elaborate di quelle dell'autore francese ma emotivamente di maggiore impatto. Consiglio a chi può, di andare al MACRO di Roma per vedere la mostra "Lo zuavo scomparso" che da sola vale la visita al festival.
http://michellagarde.com/







lunedì 2 luglio 2012

Alumascapes - Frank Hallam Day


Frank Hallam Day ha vinto il prestigioso Leica Oskar Barnack Award 2012. 5000 euro e una Leica M9-P accessoriata di tutto punto sono così andati al fotografo statunitense, che con la sua serie “Alumascapes”, ha incontrato i favori della giuria. L’interazione tra l’uomo e l’ambiente è il tema del premio e Hallam Day ha saputo interpretarlo nel migliore dei modi ponendo l’attenzione sui super confortevoli veicoli destinati alle vacanze immerse nella natura. Camper e home vehicles, ripresi immersi nella natura della Florida. Isole high-tech ultra moderne, isole di sicurezza e comfort fotografate nel buio di un ambiente misterioso e forse ostile. Il premio ha visto la partecipazione di 2800 fotografi di 101 paesi diversi. Per maggiori dettagli e per vedere le immagini dei vincitori:  www.leica-oskar-barnack-award.com

lunedì 18 giugno 2012

ARTSPACE - la galleria virtuale


Sette, tra i più rappresentativi artisti fotografi cinesi, Wen Fang, Rong Rong & Inri, Cang Xin, Wang Jinsong, Xing Danwen e Wang Ningde hanno scelto di vendere le loro opere attraverso il sito internet ARTSPACE. Sembrerebbe quindi che il mercato dell’arte contemporanea, anche a livelli alti, stia traslocando dalle gallerie “reali” allo spazio virtuale della rete. La galleria fisica, come intermediario tra l’artista e il collezionista comincia ad essere giudicata, dagli artisti stessi, non più necessaria. Già con la VIP ART FAIR, la fiera annuale presente esclusivamente su internet, si è recentemente assistito al tentativo di “dematerializzare” la fiera, di globalizzarla. Un approccio che a prima vista  può sembrare piuttosto freddo, distaccato, privo degli aspetti sociali, umani, del rapporto di fiducia che spesso si crea tra il gallerista e il collezionista. Non dobbiamo però dimenticare che, in questo caso, per questi artisti cinesi sarebbe stato difficoltoso poter presentare le loro opere al di fuori della Cina. Una nuova opportunità quindi, che gli artisti occidentali potrebbero seguire anche al contrario, per accedere a mercati e potenziali collezionisti altrimenti irraggiungibili.

lunedì 28 maggio 2012

The Collector's Choice - La mostra


Avviata nel 1992 la collezione Patrizia Sandretto Re Rebaudengo può essere considerata una delle maggiori raccolte italiane di arte contemporanea. La Fondazione Fotografia di Modena ospita nei suoi spazi dell'ex ospedale Sant'Agostino le opere di alcuni dei fotografi più rappresentativi degli ultimi decenni. Jeff Wall, Cindy Sherman, Thomas Ruff e Matthew Barney sono alcuni degli artisti le cui opere sono esposte in questa mostra estremamente interessante. Una mostra che ripercorre le scelte e le intuizioni che hanno portato, alla realizzazione di questa collezione di valore internazionale. Fino al 22 luglio è possibile visitare l'esposizione a Modena, Largo Porta Sant'Agostino 228. L'ingresso è gratuito.
Il sito della Fondazione Fotografia