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lunedì 4 aprile 2016

FUNZILLA FEST- Il primo festival italiano dedicato alle photozine

Si calcola che solo nel 2014 siano state caricate sulla rete circa 4 miliardi di fotografie.  Immagini smaterializzate, custodite sulla nuvola di internet,  in server dislocati nei luoghi più remoti  del nostro pianeta. Di questo sterminato ammasso di byte  una piccolissima parte conoscerà i piaceri della carta, della stampa e diverrà un vero oggetto fotografico. Il restante 99,9% non nascerà mai, finirà la sua esistenza sul cloud o in qualche hard disk polveroso.


In Francia la fotografia digitale viene chiamata “photo numérique” un termine che ben si presta a sancire la distanza che la separa da quella analogica, legata alle pellicole e ai supporti cartacei.

Esistono a dire il vero alcune sacche di resistenza, alcune nicchie per pochi eletti che ancora apprezzano inchiostri e carta, che si commuovono annusando il rassicurante odore delle pagine di un libro. Proprio a loro è diretto il FUNZILLA FEST il primo festival  italiano dedicato alle photozine , libri fotografici autoprodotti  in modo artigianale in tiratura limitata.

L’evento, nato dalla collaborazione di  alcune realtà romane legate al mondo della fotografia
 Fugazine e Monkeyphoto,  si svolgerà il 16 e 17 aprile presso la galleria Microprisma. Durante la due giorni sarà possibile sfogliare e acquistare fanzine fotografiche italiane ed estere e partecipare a workshop sulla produzione di photozine.


FUNZILLA FESTIVAL
Via Conte di Carmagnola, 74
Roma (Pigneto)

giovedì 5 novembre 2015

fotografia-attrazione

Negli anni a cavallo tra il XIX e il XX secolo, Il cinema delle origini o della "cinematografía-attrazione" fu caratterizzato dalla capacità di sbalordire il pubblico con l’utilizzo di trucchi ed effetti, in grado di attrarre lo spettatore in un mondo verosimile e allo stesso tempo  di restituire visioni fantastiche e sensazioni  di stupore. Il cinema prendeva forma ma ancora non sapeva bene quale sarebbe stato il suo ruolo, la strada da seguire. 
La fotografia dei nostri giorni appare altrettanto spaesata di fronte alle innovazioni tecnologiche del digitale. Il fotogramma congelato, come lo abbiamo conosciuto finora, sembra non essere più in grado, da solo, di svolgere la sua funzione di rappresentazione del mondo reale o immaginario. Video, fotografia, web vanno nella direzione di un unico linguaggio comunicativo. Immagine fissa e in movimento divengono un unico corpus narrativo. Questa trasformazione avviene sotto i nostri occhi. Reflex capaci di produrre video 4K dai quali estrarre fotogrammi fissi, realtà virtuale, fotografia immersiva e realtà aumentata sono solo alcuni esempi. 
Quasi inosservata è passata la novità introdotta da Apple con l’Iphone 6. La funzione “Live Photos”, fondendo foto e video, permette di catturare anche gli istanti prima e dopo lo scatto, con buona pace di Henry Cartier Bresson e del suo attimo fuggente. Una nuova possibilità espressiva  tutta da scoprire. Una delle tante strade che la fotografia si trova di fronte, per rinnovarsi e incamminarsi verso un nuovo paradigma visuale convergente. 

lunedì 2 marzo 2015

La fotografia è morta

Sono piuttosto stufo delle solite dispute tra i fautori della post produzione e coloro che si schierano come paladini della assoluta fedeltà al reale. Tralasciando il fatto che ogni fotografia è solo una possibile rappresentazione della realtà e che i trucchi fotografici esistono da molto tempo prima di photoshop, quello che vorrei puntualizzare è che con il digitale non ha più senso parlare di fotografia come lo si era fatto in precedenza con la ripresa fotografica analogica. Dal punto di vista fisico, è analogico qualsiasi procedimento in grado di rappresentare in modo continuo un fenomeno. La fotografia digitale ha prodotto un cambio di paradigma nella rappresentazione del mondo. Il digitale si contrappone all’analogico, dalla rappresentazione continua a quella discreta. Si assiste ad una trascodifica, ad opera dei sensori delle nostre apparecchiature fotografiche. La luce viene riprodotta, campionata, per mezzo di una serie di numeri binari, ognuno dei quali potenzialmente modificabile. La ripresa del nostro mondo come bozza di una sceneggiatura, il punto di partenza per milioni di possibili attualizzazioni. La rappresentazione del mondo che ci circonda diviene una libera interpretazione, un canovaccio teatrale da variare a seconda delle esigenze. Per questo motivo credo non abbia più senso parlare di fotografia, dovremmo semplicemente abituarci ad essere creatori di immagini più o meno fedeli all’originale. In fondo non vi è molta differenza tra una ripresa fotografica, un rendering o una illustrazione realizzata al computer. Si tratta in tutti i casi di pixel, una sequenza di numeri binari capace di restituirci un’immagine più o meno gradevole. La fotografia è morta, viva l’immagine digitale.