Giorni, settimane, mesi
per realizzare una singola immagine. Le opere fotografiche di Sandy
Skoglund mettono in scena un universo di fantasia che sembra ribadire, ancora
una volta, come la fotografia possa regalare un mondo agli antipodi dalla
realtà. Uno specchio che rimanda, più che alla riproduzione del reale, ad una
rappresentazione che trova dimora e origine nella personale visione
dell’artista. Una fotografia che, lungi dall’essere un semplice ”indice” di ciò
che è stato, come ipotizzato da Pierce, ci mostra una finzione, una delle
infinite attualizzazioni di un’idea. L’artista statunitense sembra volerci
prendere per mano ed invitarci nel suo mondo surreale, fatto di simboli ed
ambientazioni spesso oniriche. Di colori, forme e monocromatismi stranianti che
caratterizzano i suoi tableaux vivants. Fino all’8 giugno è possibile vedere
alcune delle sue opere a Verona alla “OOOH! Gallery”. La mostra dal titolo L'inconsueto
familiare - Unusually familiar è curata da Valeria Nicolis, con la direzione
artistica di Mauro Fiorese.
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venerdì 14 marzo 2014
lunedì 4 novembre 2013
Thomas Ruff da Lia Rumma
Uscito dalla famosa scuola di Düsseldorf di Bernd e Hilla
Becher, Thomas Ruff è riuscito, più di altri discepoli della coppia, a
sviluppare un discorso artistico originale e allo stesso tempo estremamente
contemporaneo. Una ricerca seriale
condotta su vari fronti e tematiche tutte accomunate dall'utilizzo della
fotografia come strumento analitico e documentario. Legato alla galleria Lia Rumma fin dal 1991, è tornato in questi giorni ad
esporre nello spazio milanese. Sono presentate le sue ricerche più recenti volte a mettere in evidenza i limiti e la
complessità della visione. Scatti realizzati dallo spazio (Sterne),
riproduzioni di curve matematiche generate con programmi di modellazione
(Zycles), particolari ingranditi del pianeta marte prelevati dal sito della NASA (Ma.r.s.) e i celebri
Jpeg . Sarà possibile visitare la mostra fino al 16 novembre. I prezzi delle opere di Ruff sono estremamente
variabili. Nella recente asta del mese di ottobre da Phillips De Pury, l’opera Substrate 21
(2002-03) è stata aggiudicata per 12.500 dollari. Si tratta di una fotografia
di dimensioni 88x64 cm. tirata in 45 esemplari.
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thomas ruff
domenica 8 settembre 2013
Miles Aldridge - arte o marketing ?
Sempre più spesso il confine tra fotografia commerciale e
arte contemporanea viene superato. Fotografi che si occupano ad alto livello di
pubblicità e moda vengono accolti in gallerie e musei e si guadagnano un posto
di primo piano nel mondo della cosiddetta fotografia d’arte. Un abile riposizionamento
frutto di un’attenta strategia di marketing o l’inevitabile risultato della
spettacolarizzazione dell’arte ? La
risposta non è così scontata e richiederebbe un approfondimento sulle singole
figure artistiche oggetto di questa evoluzione. Il fotografo di moda diviene
sempre più spesso una star da museo. E’ il caso ad esempio del fotografo britannico
Miles Aldridge che irrompe, con le sue immagini patinate e ipercolorate alla National Gallery di Londra. Un fotografo eccentrico, autore tra l’altro, delle immagini del calendario Lavazza
2010. Collabora stabilmente con le più note riviste di moda e ha lavorato per
famosi stilisti fra cui Armani,
Lagerfeld e Yves Saint Laurent. Il suo
stile pop e trasgressivo è protagonista della mostra “I only want you to love me”
che è possibile visitare fino al 29 settembre a Londra, alla Somerset House.
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lunedì 8 luglio 2013
Visioni omologate
“Uniformazione, riduzione a un determinato modello, con appiattimento delle differenze e delle peculiarità prima esistenti”. Questa è la definizione che
si
può trovare su un comune vocabolario per il termine omologazione. Ed è proprio questo quello che emerge osservando le opere fotografiche della mostra “THE SUMMER SHOW 2013 Commencement” che conclude la stagione espositiva della Fondazione Fotografia di Modena. Vengono esposte, fino al 14 luglio, le opere degli studenti del master biennale in fotografia contemporanea. Osservando queste immagini si ha quasi l’impressione che l’unica aspirazione di questi “fotografi contemporanei” sia l’omologarsi alla contemporaneità, a ciò che il mercato del contemporaneo esige, generando l’ennesimo sovraffollamento di immagini stereotipate. Imitare la tendenza, fotocopiare autori affermati. D’accordo, tutto è già stato fatto, tutto è stato visto, possiamo solo apportare delle variazioni sul tema, ma annullare la propria personalità,la propria sensibilità, con fare scientifico, frequentando un master per ben due anni, mi sembra troppo. Sicuramente il biennio di studio sarà riuscito a trasmettere le informazioni, le conoscenze tecniche e pratiche per presentarsi con il proprio lavoro al cospetto di galleristi distratti ma, almeno vedendo i risultati, non ha raggiunto l’obiettivo di sviluppare una visione personale, originale e in grado di generare una nuova contemporaneità.
http://www.fondazionefotografia.org/it/exhibition/summer-show-2013/
può trovare su un comune vocabolario per il termine omologazione. Ed è proprio questo quello che emerge osservando le opere fotografiche della mostra “THE SUMMER SHOW 2013 Commencement” che conclude la stagione espositiva della Fondazione Fotografia di Modena. Vengono esposte, fino al 14 luglio, le opere degli studenti del master biennale in fotografia contemporanea. Osservando queste immagini si ha quasi l’impressione che l’unica aspirazione di questi “fotografi contemporanei” sia l’omologarsi alla contemporaneità, a ciò che il mercato del contemporaneo esige, generando l’ennesimo sovraffollamento di immagini stereotipate. Imitare la tendenza, fotocopiare autori affermati. D’accordo, tutto è già stato fatto, tutto è stato visto, possiamo solo apportare delle variazioni sul tema, ma annullare la propria personalità,la propria sensibilità, con fare scientifico, frequentando un master per ben due anni, mi sembra troppo. Sicuramente il biennio di studio sarà riuscito a trasmettere le informazioni, le conoscenze tecniche e pratiche per presentarsi con il proprio lavoro al cospetto di galleristi distratti ma, almeno vedendo i risultati, non ha raggiunto l’obiettivo di sviluppare una visione personale, originale e in grado di generare una nuova contemporaneità.
http://www.fondazionefotografia.org/it/exhibition/summer-show-2013/
giovedì 16 maggio 2013
Un pomeriggio particolare - Ghirri e Life (seconda parte)
Pochi passi e dal mondo intimo di Ghirri, mi ritrovo in quello dei fotografi della rivista Life. “Vedere la vita, vedere il mondo”, questa era la missione dei reporter di questa storica testata. Lo stacco è notevole, forse lo avevo sottovalutato. Ci vuole qualche minuto per poter inquadrare il lavoro di questi fotografi che hanno narrato la grande storia. Occorre lasciarsi alle spalle il silenzio delle immagini di Ghirri per riuscire a vedere nel giusto modo queste fotografie. Qui l’immagine è fatta, per una grossa percentuale, dal soggetto. L’autore è un semplice testimone. E’ il reportage come si interpretava in quegli anni, molto prima della rete e dei social network. Grande professionalità e immagini funzionali alla missione della rivista. Foto particolarmente efficicaci quando documentano l’orrore della guerra e dei campi di concentramento nazisti. Emblematiche, come quelle dei marines che innalzano la bandiera americana di Joe Rosenthal o evocative come quelle del D-Day ad Omaha Beach, realizzate da Capa. Nella mostra trovano spazio naturalmente anche temi meno drammatici come la moda e l’attualità. Le foto della mostra sono tutte rigorosamente in bianco e nero. Uno sguardo occidentale sul mondo e sui suoi protagonisti. Anche i soggetti comuni appaiono ritratti in modo didascalico, in ossequio allo stile documentaristico. Esco dalla mostra e torno rapidamente al parcheggio dove avevo lasciato la macchina. Sul sedile il catalogo della mostra di Luigi Ghirri che avevo acquistato in precedenza. Lo sfoglio emozionato prima di mettere in moto. Forse ho sbagliato a vedere queste due mostre nello stesso giorno.
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martedì 7 maggio 2013
Un pomeriggio particolare - Ghirri e Life (prima parte)
Chi conosce Roma sa bene che il Maxxi e l’Auditorium Parco della Musica, oltre ad essere tra i pochi luoghi del contemporaneo della capitale, sono divisi da poche centinaia di metri. Una distanza minima che separa due mostre, due mondi direi agli antipodi. Luigi Ghirri al MAXXI e i fotografi di LIFE all’Auditorium. Per niente spaventato da questo contrasto visivo, decido di visitare in un solo pomeriggio le due esposizioni Prima tappa Luigi Ghirri “Pensare per immagini” . Le fotografie di Luigi Ghirri riescono come poche, a trascinarmi in una poetica della visione, in un silenzio contemplativo totale. Il luogo della mostra non ha bisogno di commenti ed è una degna cornice per questo autore ormai accettato a pieno diritto nell’arte contemporanea. Le 300 opere di piccole dimensioni, specie se raffrontate al gigantismo, a volte ostentato, delle opere fotografiche dei nostri giorni, si trovano al secondo piano dell’edificio progettato dall’iraniana Zaha Hadid. Subito ci si trova immersi in un mondo fatto di piccole cose: oggetti, paesaggi, riproduzioni, architetture. Alle immagini di Ghirri occorre avvicinarsi, ascoltarle, sentire la loro suggestione. Una dimensione intima, una fruizione silenziosa. I colori retrò delle stampe vintage sono un salto nel tempo, ai ricordi resi sempre più gradevoli dalla preziosa patina del rimpianto. Siamo lontani anni luce dalla bulimia fotografica di internet e dei social network. Icone, paesaggi, architetture sono le tre sezioni in cui è divisa l’esposizione. Il filo comune che lega tutte le immagini è la sottrazione, la semplificazione. Quella del fotografo di Scandiano è una continua diminuzione, l’addizione non è presente nelle sue formule, non è presente nelle sue opere. Un continuo tentativo di avvicinarsi ad un “grado zero” dell’immagine, ad una forma comunicativa il più possibile semplice. In alcune bacheche sono esposti i libri fotografici realizzati nel corso degli anni. La forma del libro è sempre stata congeniale a questo autore. Nella sua vita Ghirri è stato anche editore e curatore. Una vita spesa ad indicare con passione e coerenza il suo credo fotografico fatto di soggetti prossimi al nostro campo visivo abituale, le cose di tutti i giorni che scompaiono ai nostri occhi traditi dalla superficialità e dal non saper vedere il bello del banale. Mi avvicino all’uscita della mostra sapendo di lasciare qualcosa di prezioso. Esco dalla quiete ovattata delle sale del MAXXI e sono nella luce accecante di una Roma più che mai caotica. (continua)
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venerdì 19 aprile 2013
EXPOSARE - L'incontro tra domanda e offerta
Una delle caratteristiche del web è sicuramente quella di facilitare, in tutti i campi, l'incontro tra domanda e offerta. In fondo anche facebook è un ambiente virtuale nel quale viene facilitato l'incontro tra persone con interessi simili. Probabilmente basandosi su questa considerazione, Anne Clergue, già presidente della fondzione Van Gogh, ha creato il sito EXPOSARE. Presentato la scorsa estate ai Rencontres d'Arles, mette in contatto diretto, gli artisti che vogliono esporre le loro opere e le gallerie, le istituzioni che possono ospitare le mostre. La piattaforma, alla quale è necessario iscriversi (99 euro per gli artisti e 200 euro per le gallerie), permette di visualizzare le opere proposte con tutti i dettagli su tecnica, formati, montaggio e allestimento. L'unico vincolo è che le opere siano disponibili, già pronte per essere esposte. I contatti avvengono direttamente tra gli interessati senza l'intervento dello staff di exposare e senza richiesta di ulteriori commissioni.
Il sito EXPOSARE
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