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giovedì 15 gennaio 2015

Andreas Gursky - La logica irrazionalità di una quotazione

Il 2011 può essere considerato l’anno decisivo per la consacrazione della fotografia nel sistema dell’arte contemporanea. “Rhein II”, un monumentale, quanto anonimo, paesaggio realizzato da Andreas Gursky viene venduto per la cifra sbalorditiva di 4.338.500 dollari.

Analizzare l’ascesa di questo fotografo tedesco, allievo dei coniugi Becher all’Accademia di Belle Arti di Düsseldorf, è illuminante per capire le logiche di un mercato che può sembrare governato esclusivamente dall’irrazionalità.

Il cammino artistico di Gursky inizia nei primi anni ‘90 con diverse mostre in Germania e Svizzera, un posto alla Biennale di Venezia nel 1990, quindi a Londra nel 1995 e nel 1996 alla Biennale di Sydney. A quel tempo, la quotazione delle sue opere si aggirava tra i 2.000 e 3.000 dollari, un’inezia rispetto alla quotazione attuale.

La sua carriera decolla veramente nel 1998, anno in cui vince il premio di fotografia della Private Citibank, nonché anno della sua prima mostra negli Stati Uniti e di una retrospettiva al Museo dell’Accademia di Düsseldorf. In questo stesso anno una sua opera di grande formato supera per la prima volta la soglia dei 10.000 euro. Riproposta recentemente all’asta, la stessa opera è stata venduta per l’equivalente di 44.600 €: in quindici anni il suo prezzo è aumentato del 346%.

Nel 2000, anche grazie alla notizia che il MoMA di New York sta preparando una mostra monografica, un’opera di Gursky sfiora i 300.000 euro all’asta, un livello di prezzo che raddoppierà abbondantemente l’anno della sua consacrazione da parte del museo newyorkese. Nel novembre 2001, Christie’s vende, in occasione di una grande asta, un’opera già esposta al MoMA intitolata  “Paris, Montparnasse”, partendo da una stima pari a 340.000 euro per arrivare ad un prezzo finale di aggiudicazione di 680.400 euro.
Le quotazioni raggiunte dalle opere di Gursky divengono di fatto un indicatore della tendenza del mercato della fotografia.
Da quando nel 2010 è entrato a far parte degli artisti rappresentati della galleria Gagosian, il suo indice di prezzo è aumentato del 72%.

Se si vogliono comprendere i motivi per i quali “Rhein II” ha raggiunto una tale quotazione, non si può non partire dal cammino artistico di Gursky e dalla sua consacrazione da parte di istituzioni prestigiose come il MoMA. Il valore artistico ed economico sembrano andare di pari passo e le quotazioni aumentare nel corso degli anni spinte dalle esposizioni in musei e gallerie di tutto il mondo, che in qualche modo certificano il valore dell’artista. Sembrerebbe, come sostenuto dal filosofo Arthur C. Danto che  “ciò che fa diventare un oggetto un’opera d’arte è esterno all’oggetto stesso.”.
In altre parole l’opera d’arte contemporanea è tale se viene riconosciuta e accolta in un ambito artistico: museo, galleria, critici d’arte, curatori, riviste specializzate.

Diviene allora del tutto sterile interrogarci sulla qualità estetica di “Rhein II”, poco importante porci domande sulla sua anonimità fotografica. Non sono queste le caratteristiche da considerare per giudicare quest’opera fotografica. Dovremmo invece interrogarci sul fatto che gli altri esemplari della stessa edizione sono esposti al MoMA, alla Pinakothek der Moderne di Monaco, alla Tate Modern di Londra e alla Glenstone Collection di Potomac. Sono loro in questo caso a “certificare” il valore artistico del lavoro di Gursky.


lunedì 25 novembre 2013

Imperial pomp - le città di Frank Herfort

A cavallo tra reportage e ricerca artistica, la serie “Imperial pomp” del fotografo tedesco Frank Herfort, stupisce per il suo rigore formale e la sua capacità di trasportarci tra le strade e gli improbabili edifici moderni delle lontane provincie dell’ex impero sovietico. In molte delle immagini appaiono evidenti le influenze che, devono avere avuto sulla sua formazione,  i più conosciuti rappresentanti della scuola di Dusseldorf.  In Herfort  però, convive un’anima più attenta a documentare la realtà. Il suo non è lo sguardo distaccato di chi è conscio di costruire significati e significanti pronti per la prossima mostra o per  il prossimo record d’asta. C’è in questo fotografo una freschezza di  visione che forse non cogliamo più nei vari Struth, Gursky e Ruff. Il suo essere in qualche modo un reporter in paesi lontani, lo spinge in prima battuta, a cercare di capire una realtà così distante. Riesce a metterlo in comunicazione con ciò che ha di fronte. Se è vero , come affermato da Wim Wenders, che  la macchina fotografica riprende in entrambe le direzioni, in avanti e indietro, restituendoci  nell’immagine che stiamo osservando, anche e soprattutto la sensibilità dell’autore, allora nelle fotografie di Herfort inevitabilmente possiamo cogliere un’attenzione verso le storie oltre che per  le forme. Le foto della serie “Imperial pomp” sono raccolte in un curatissimo libro che è possibile acquistare online (http://www.frankherfort.de/ ).

lunedì 18 aprile 2011

Jeff Wall e la scuola di Dusseldorf

Jeff Wall è un noto artista canadese che utlizza il mezzo fotografico per creare degli imponenti lightbox. Nelle sue opere, spesso ispirate a celebri dipinti, la composizione è curata nei minimi particolari. A volte l'opera finale è il risultato di un grande lavoro di post produzione e dell'assemblaggio di varie foto. L'opera "the floodded grave" ad esempio, è il risultato di un paziente lavoro di unione dei singoli elementi che compongono la foto a creare una realtá possibile ma non vera.
Nel 1996 fu chiamato a subentrare  a Hilla e Bern Becher alla cattedra di fotografia dell’Accademia di Dusseldorf. Gli studenti non la presero molto bene e uno di loro alla prima lezione gli puntò addosso una pistola intimandogli di andarsene. Evidentemente non lo conoscevano molto bene e il risultato fu che Jeff Wall lasciò piuttosto precipitosamente l’insegnamento.