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John Heartfield, Raul Hausmann e
Hannah Hoch sono alcuni degli artisti, che all’interno del dadaismo hanno utilizzato le
tecniche del fotomontaggio e del collage. Spesso al servizio della satira
politica, i fotomontaggi di Heartfield accostavano immagini molto diverse,
incuranti della prospettiva o del rispetto delle proporzioni. Di se stesso
affermava: “il pittore dipinge con i
colori, io dipingo con le fotografie”. Fu uno degli artisti più
politicizzati del movimento. Le sue opere, trovavano nei giornali dell’epoca,
più che nei circuiti artistici, la loro naturale destinazione. Frammenti
prelevati dalla stampa ritornavano così alla loro origine dopo un processo di
risignificazione.
I francobolli incarnano il concetto stesso di collezione.
Più delle monete o di qualsiasi altra memorabilia. Hanno un rapporto diretto
con il tempo e sono legati alla storia della comunicazione e alla cultura degli
stati che li hanno emessi. In Italia, dal 1890, il catalogo utilizzato dagli
appassionati filatelici è quello edito da Bolaffi. Oggi l’azienda di
Torino è un punto di riferimento nel
panorama del collezionismo nazionale e internazionale. Filatelia, numismatica,
stampe, oggetti preziosi e da quest’anno anche fotografia. L’8 ottobre Bolaffi
metterà all’incanto, allo Spazio Bigli di Milano, il suo primo catalogo di
fotografie. Oltre 260 lotti che comprendono scatti di noti autori nazionali ed
internazionali. Nella top list, con base d’asta di 5 mila euro verrà offerta ai
collezionisti “Moon and half dome
Yosemite National Park” di Ansel Adams. Molte anche le proposte di fotografi
italiani tra i quali Giacomelli, Ghirri, Fontana e Basilico con prezzi che vanno dalle poche centinaia di euro ai 3
o 4 mila. Una buona occasione per chi vuole avvicinarsi al collezionismo
fotografico di autori ormai
storicizzati, senza spendere cifre esorbitanti. Sul sito bolaffi.it è possibile
scaricare il catalogo.
Dipinto nel 1955 da Pablo Picasso, “Donne di Algeri” è stato
nei giorni scorsi battuto all’asta per la cifra record di 179 milioni di
dollari. Una notizia che ha generato clamore e nuovo interesse nei confronti
del cubismo, la corrente artistica nata negli stessi anni nei quali le
avanguardie, futurismo, dadaismo e surrealismo, sovvertivano l’idea stessa di
arte, grazie alla sperimentazione di nuovi mezzi espressivi come la fotografia.
Anche la ricerca sulla scomposizione prospettica, iniziata da Picasso e Braque nei
primi anni del novecento fu influenzata dalla fotografia, come sembrano
dimostrare le immagini fotografiche realizzate dal pittore e scultore spagnolo. Nel periodo nel quale stava lavorando al quadro “Les Demoiselles d’Avignon”,
Picasso utilizzò materiale fotografico e realizzò ritratti fotografici di
alcuni suoi amici e conoscenti. Tra questi particolarmente interessante è la
foto che ritrae “Il doganiere Rousseau” (1910), una doppia esposizione nella
quale appare evidente la scomposizione prospettica tipica del cubismo. La visione
fotografica, già determinante per lo sviluppo dell’impressionismo, è ancora una
volta capace di creare stimoli e nuove suggestioni per il mondo dell’arte.
Quello stesso mondo nel quale la fotografia non riusciva a trovare una
collocazione stabile, a causa della sua caratteristica di saper riprodurre
fedelmente la realtà. Un “peccato originale” dal quale, solo negli ultimi
decenni, sembra essere riuscita a liberarsi.
Nell’agosto del 1969, Iain Macmillan ebbe a disposizione
solo una manciata di minuti per realizzare le fotografie vendute qualche
settimana fa dalla casa d’aste londinese Bloomsbury per 180 mila sterline,
quasi 230 mila euro. Sono forse le foto più famose della storia del rock,
quelle della celebre copertina dell’album Abbey
Road dei Beatles. Una vera e propria icona imitata numerose volte, una strada
divenuta luogo di pellegrinaggio da parte dei fan dello storico gruppo di
Liverpool. Un valore quello attribuito alle sei immagini aggiudicate, legato al
mito dei Beatles più che a criteri estetici o artistici, determinato dal soggetto e non dall’autore.
Un collezionismo “al contrario” nel quale sembra scomparire l’impronta del
rappresentante, oscurata da quella del rappresentato. In verità la fotografia è
stata minuziosamente progettata a tavolino, con tanto di layout. Non da
Macmillan ma da Paul McCartney.
La riappropriazione e la risignificazione di immagini prese da riviste e
pubblicità ha permesso a Richard Prince, negli anni ’90, di entrare nella
ristretta cerchia delle star dell'arte contemporanea.
Ricordo e
finzione si mescolano nelle immagini realizzate da Mathilde Petit. La giovane
fotografa francese crea un album di famiglia immaginario. Epoche e personaggi
vengono abilmente manipolati. Un viaggio a ritroso nel tempo in una memoria
ipotetica. Una scatola dei ricordi che si apre regalandoci atmosfere e
sensazioni famigliari sospese in epoche diverse, a cavallo tra gli anni 20 e 70.
Una messa in scena perfettamente riuscita, un passato mai stato, che ci
restituisce una fotografia fatta di emozioni, sull’onda della nostalgia. Il
favoloso mondo di Mathilde ci appare del tutto verosimile e ci invita ad aprire
vecchi cassetti alla ricerca del nostro passato. I nostri figli
probabilmente non lo potranno fare. Hard disk e cloud saranno forse le loro
scatole dei ricordi. Meno polverose ma molto più fredde.